Il permission marketing è una strategia di marketing che presuppone il consenso del potenziale cliente ad essere contattato o intervistato per ricevere informazioni commerciali e che serve a selezionare in prima battuta il target esatto a cui rivolgere l’attività marketing.

Vi sarà capitato di fornire il vostro consenso a ricevere informazioni pubblicitarie o promozionali, come vi sarà accaduto di negarlo. Tipicamente questo si verifica quando visitate il sito Internet di un’azienda alla ricerca di informazioni sui prodotti o sui servizi che offre, oppure quando fate un acquisto su un sito di e-commerce.

Il permission marketing consente di realizzare campagne di lead generation mirate e mediamente più efficaci rispetto ad attività tradizionali che non hanno alle spalle uno studio accurato dei destinatari attraverso attività di profilazione che, ahimè, spesso richiedono tempi lunghi, acquisti di database costosi e specifiche interviste preliminari. In particolare queste ultime, che devono verificare l’interesse dell’interlocutore, sono molto dispendiose in termini di tempo, energie e denaro. Diciamo allora che con il permission marketing evitiamo di sparare nel mucchio di destinatari misconosciuti e ci concentriamo solo sul nostro target con un approccio mirato!

Il target che vogliamo raggiungere per posizionare il nostro prodotto o servizio si concretizza nella costruzione di un database di qualità, che contiene informazioni veritiere e soprattutto costantemente aggiornate.

Ma che cosa ci occorre per conoscere meglio il nostro target? Solo e tante informazioni, informazioni e informazioni.

LinkedIn, come qualsiasi altro social network, brulica di informazioni, non tutte utili per i nostri obiettivi, pertanto dobbiamo utilizzarlo sapientemente in modo da filtrarle ed organizzarle con tempistiche accettabili.

Nato come luogo di incontro di professionisti, dove l’interazione inizialmente era ridotta al minimo, si è evoluto come luogo di incontro di professionisti con altri professionisti e le loro aziende, e oggi mette in contatto professionisti e aziende. Pensate alle pagine aziendali, ai post condivisi dalle persone e dalle aziende, ai gruppi di interesse e ai loro relativi follower, alle ricerche di lavoro pubblicate dai recruiter.

LinkedIn è uno strumento potentissimo, dinamico, in grado di permettere interazioni che consentono non solo la condivisione di contenuti, bensì una raffinazione delle informazioni.

Ognuno di noi, attraverso la propria rete professionale, viene raggiunto da contenuti che possono suscitare il nostro interesse, ma siamo noi a determinare che cosa vogliamo ricevere, attraverso le nostre interazioni: i nostri like, le nostre condivisioni, l’adesione a gruppi, la partecipazione a webinar o eventi in streaming.

Nel momento in cui decidiamo di seguire persone o aziende ci costruiamo il nostro palinsesto informativo personalizzato, ed allo stesso tempo forniamo gratuitamente informazioni che permettono una profilazione puntuale della nostra entità.

Così come avviene nel mondo consumer, dove le dinamiche rispetto a qualche decennio fa sono state completamente sovvertite dal comportamento del consumatore – che di fatto guida le proposte del mercato diventando parte attiva e non più passiva nell’equilibrio fra domanda e offerta di beni e servizi – oggi mentre facciamo socialing diamo il permesso a conoscere i nostri interessi e le nostre propensioni.

Vale la pena di far tesoro di questo patrimonio perché non riguarda solamente la parte commerciale e quindi i venditori, bensì appartiene agli stakeholder e agli ambassador dell’azienda, che hanno in comune la medesima cultura aziendale e gli stessi obiettivi.